L’antropologa femminista argentina Rita Segato sostiene che l’emergere degli Stati fascisti in Abya Yala sia reso possibile, in parte, da quella che lei definisce la “sfera parastatale del controllo della vita”. Sostiene che lo spaccio di droga agli angoli delle strade faccia parte di una struttura organizzativa che permette a queste nuove forme di governance antisociale di raggiungere ogni isolato della città. In questo contesto, e nel corso degli ultimi decenni, è nata l’idea di un ipotetico narco-Stato. A partire dagli anni ’70, nei paesi produttori di droga come la Colombia o in quelli di transito come il Messico, e persino nelle periferie degli Stati sociali europei, i cartelli e le organizzazioni criminali sono diventati sempre più potenti e influenti. Oltre a essere semplicemente una fonte di profitto per le bande criminali organizzate, il traffico di droga è anche un mezzo violento ed efficiente per penetrare in ogni angolo delle città e tenere la società sotto controllo. Presente nella maggior parte dei paesi del mondo, il traffico di droga ha quindi raggiunto il potere e la portata di uno Stato? O è penetrato così profondamente in alcuni Stati, come l’Ecuador e l’Afghanistan, da averli trasformati in narco-Stati?
Questa rapida espansione della presenza dei cartelli della droga a livello mondiale può sorprendere se contrapposta agli enormi sforzi compiuti per combattere il traffico globale di stupefacenti attraverso la cosiddetta “guerra alla droga”. Questa guerra è tuttora in corso da quando Nixon nel 1971 ne ha instillato l’idea nell’opinione pubblica. Esiste una forte contraddizione tra questo crescente problema e la realtà sempre più dura dell’abuso di droga, da Baltimora negli Stati Uniti ad Amed nel Kurdistan, e la crescente capacità militare della modernità capitalista e i suoi presunti sforzi per eliminare il problema della droga con mezzi militari.
Durante questi anni di espansione e sviluppo del traffico internazionale di droga, l’idea enigmatica del “narco-Stato” è emersa nel nostro immaginario politico. In relazione all’analisi di Öcalan sulla storia e la realtà dello Stato, comprendere chiaramente che cosa sia il narco-Stato è importante in questo momento, in cui i cartelli stanno diventando sempre più potenti e in cui gli Stati egemonici, sviluppando iniziative come lo «Scudo delle Americhe», danno avvio a una nuova «guerra alla droga». Tutto ciò è particolarmente rilevante alla luce del crescente predominio degli Stati di destra, dapprima in Europa e più recentemente in Abya Yala, tutti perfettamente allineati alla nuova strategia di dominio mondiale elaborata dagli Stati Uniti e alla priorità che questi attribuiscono alla nuova “guerra alla droga” come mezzo per raggiungerla.
Il “narco-Stato” è un’evoluzione dello Stato-nazione, o addirittura una forma di Stato, oppure è un concetto inventato per etichettare e attaccare gli Stati dissidenti? Il rapido accumulo di profitti derivanti dal traffico di droga, il suo crescente regno del terrore sulle società e la maggiore presenza di membri dei cartelli nelle cariche ufficiali, dalle istituzioni comunali fino addirittura a quelle presidenziali, costituiscono una base reale per un nuovo tipo di Stato guidato dai cartelli? Attraverso il paradigma della modernità democratica e la sua analisi complessiva dello Stato, cercheremo di comprendere le origini e la realtà attuale del cosiddetto narco-Stato.
Una breve riflessione sullo Stato.
Attualmente, una delle descrizioni più complete dell’essenza dello Stato è stata elaborata in carcere da Abdullah Öcalan, leader del Movimento Curdo per la Libertà. Andando oltre la descrizione di questo come mero apparato per l’amministrazione delle risorse e delle leggi e addentrandosi nelle dimensioni psicologiche e sociologiche di ciò che è lo Stato e dei fattori umani che ne hanno permesso la nascita, egli spiega in modo coerente l’importanza della mentalità patriarcale e dello sfruttamento permanente della società alla base del suo funzionamento. Esamineremo alcune delle tesi principali della spiegazione di Öcalan sullo Stato per esplorare cosa potrebbe effettivamente comportare un possibile “narco-Stato”.
Una storia dello Stato: dai gruppi di cacciatori al patriarcato e agli Stati sacerdotali sumeri
Qualsiasi spiegazione della storia di un fenomeno sociale (come lo Stato) che non sia in grado di collegare il proprio sviluppo, dalla nascita in poi, a livello sociale, individuale e mentale rischia di descrivere in modo astratto e incompleto quella stessa storia. Lo Stato, nella sua attuale immensità, in quanto espressione sociologica del sistema mondiale, ha un’origine molto “umana” e sociale.
Öcalan illustra l’origine del problema sociale e delle prime strutture sociali repressive: «Non è irrealistico presumere che lo sforzo iniziale per stabilire l’autorità sulla natura sociale per opprimere e sfruttare le persone sia stato il risultato del pensiero analitico e dell’azione dell’“uomo forte e astuto” di tradizione venatoria.»1. Egli individua l’origine della repressione in un gruppo di uomini forti e nel modo in cui questi svilupparono il pensiero analitico e lo utilizzarono per rompere con una tradizione morale al fine di manipolare e dominare proprio quella società che li aveva cresciuti. «In sostanza, l’intenzione era stabilire la propria autorità su due gruppi chiave: gli uomini che cacciavano con lui e le donne che stava cercando di confinare in casa»2. Questo non è poi così diverso da ciò che lo Stato continua a fare oggi: radunare uomini per dominare il resto della società attraverso la forza militare e sottomettere le risorse più preziose per il sistema capitalista, ossia le donne e i bambini, al fine di garantire la capacità produttiva dello Stato.
Öcalan illustra in tutti i suoi scritti l’importanza del patriarcato nella nascita del problema sociale e, attingendo a nuove prove archeologiche, dimostra che il patriarcato precede di migliaia di anni le strutture di classe e persino lo Stato stesso. Ciò sottolinea l’importanza del patriarcato nella possibilità stessa di immaginare e concepire lo Stato. «Abbassare la donna ad oggetto sessuale, diventare il padre (cioe il padrone) dei figli e disporre di tutte le altre scoperte materiali e ideali, stimolava fortemente l’appetito dell’uomo. La forma organizzata della forza che aveva ereditato dalla caccia gli permise di costruire la prima gerarchia sociale.»3. Il progressivo sviluppo della gerarchia e la sua crescente estensione crearono la necessità di un sistema che amministrasse le risorse accumulate e gli schiavi. Questa esigenza di amministrazione fu, col tempo, sistematizzata nel cosiddetto “modello dello Ziggurat”. Lo Ziggurat era un tempio piramidale sorto durante la civiltà sumera che incarnava questa nuova amministrazione del potere. Öcalan afferma: «lo Ziggurat servì — in misura maggiore o minore — da modello per le civiltà successive. Questo modello iniziale portò alla nascita di una società urbana che oggi conta milioni di persone. È infatti il grembo da cui sono nate tutte le organizzazioni di tipo statale. All’epoca, gli Ziggurat non erano solo il centro della città, ma la città stessa. Anche le città odierne sono suddivise in tre parti principali: il tempio (la dimora del dio) da cui deriva la legittimità, una sezione più ampia dedicata all’amministrazione urbana e la sezione più estesa, costituita dalle abitazioni dei lavoratori». La città ereditò questa struttura dall’edificio del tempio stesso, con i suoi tre livelli; quello inferiore era destinato ai funzionari, mentre gli schiavi o i lavoratori erano alloggiati lungo il perimetro esterno. Al secondo livello si trovavano i sacerdoti privilegiati che erano emersi dai gruppi di cacciatori. Questi sacerdoti intrattenevano un rapporto esclusivo con il terzo e più alto livello, gli dei; pertanto, erano gli unici in grado di interpretare e trasmettere i comandi degli dei.
Era necessario che la classe dominante dei sacerdoti si appropriasse della divinità e della conoscenza divina per convincere la società che quelle condizioni orribili di schiavitù fossero l’unico vero modo di esistere. Öcalan spiega: «nel corso della storia, i governanti e i monopoli di sfruttamento, per raggiungere i loro obiettivi, hanno innanzitutto costruito una “egemonia sulla mentalità”. Per esempio, i sacerdoti sumeri costruirono per primi il tempio (ziggurat) per aumentare la produttività della società sumera, aprendo le porte allo sfruttamento».4
Queste strutture di potere nacquero da un gruppo di cacciatori che dominavano la propria tribù e poi passarono a utilizzare il potere acquisito per colonizzare altre tribù. Con il tempo, il sistema si sviluppò in città e città-stato, e dopo un po’ raggiunse una dimensione tale che non era più possibile mantenere il potere all’interno della struttura familiare o del sistema dinastico. La portata del potere era così vasta che era necessario qualcosa di più grande della famiglia per trasferire e perpetuare il potere: nacque così la struttura di classe, che a sua volta lasciò il posto alla forma più recente e contemporanea di Stato: lo Stato-nazione.
Lo Stato-nazione, l’ultima forma di Stato
Questa sintesi della storia dello Stato ci porta alla sua forma più recente e potente. Nei suoi manifesti, Öcalan descrive lo Stato-nazione con queste parole: «La forma di Stato costituita da una sola nazione, in cui tutti i membri della nazione si integrano sulla base della religione del nazionalismo. Lo Stato diventa addirittura un tutt’uno con la nazione. Questa è la principale forma statale della civilta capitalista. Poichè lo Stato chiamato ‘fascista’ è la forma che lo Stato nazionale assume nel capitalismo, come regime controrivoluzionario e di crisi permanente, è impossibile separare le due forme».5 Lo Stato è nato, fondamentalmente, per amministrare lo sfruttamento sempre maggiore della società, come un serpente che si morde la coda. Ecco perché la tendenza dello Stato verso il fascismo è così forte.
In sintesi, Öcalan definisce lo Stato in questi termini: «Lo Stato, che vuole sottrarre eccedenza produttiva e plusvalore alla società, si organizza rispetto alla società con strumenti che vanno dall’ideologia fino alla coercizione, diventando un’istituzione della sovrastruttura e trasformandosi in un monopolio».6 A questo proposito, come possiamo comprendere il concetto di narco-Stato?
Definizioni comuni di “narco-Stato”
Per tentare di trovare una definizione potrebbe essere utile raccogliere alcune versioni comunemente accettate del concetto di “narco-Stato”. Il famigerato Fondo Monetario Internazionale ha concluso che il narco-Stato è «quel luogo in cui tutte le istituzioni legittime vengono infiltrate dal potere e dalla ricchezza dei trafficanti», dove possiamo considerare come fattore chiave la presenza di persone o risorse coinvolte o influenzate dal traffico di droga in tutti i settori dello Stato. Per Matt Weiner, bisogna considerare anche che le forze coinvolte nel traffico di droga mettono l’apparato statale al servizio dei propri affari; egli afferma che un narco-Stato è «uno Stato in cui le reti della droga sono in grado di controllare e regolare gli strumenti coercitivi dello Stato, l’apparato finanziario, l’esecutivo e la politica governativa per facilitare la produzione, la raffinazione e il traffico di stupefacenti». Paoli, Greenfield e Reuter si spingono ancora oltre quando descrivono il narco-Stato come «un paese economicamente dipendente dall’economia della droga illecita», definendo sostanzialmente il narco-Stato come uno Stato che esiste grazie ai fondi generati dal traffico di droga.
Si potrebbe dire che in queste definizioni una caratteristica comune del “narco-Stato” sia una sorta di penetrazione totale del potere dei cartelli della droga nelle diverse sfere dello Stato. Quindi, quando consideriamo alcuni degli Stati più comunemente classificati come “narco-Stati”, queste definizioni reggono? Negli esempi della Colombia, del Messico e, più recentemente, dell’Ecuador, è vero che quasi tutte le sfere dell’apparato statale sono collegate o sotto il controllo delle industrie della droga? Un criterio importante per valutare questo aspetto è il capitale. Ad esempio, nei paesi citati, il mercato della droga è talmente vasto da poter affermare che domini l’economia?
In Colombia, il mercato illegale della droga ha generato circa 5 miliardi di dollari nel 2022, mentre il mercato farmaceutico legale nello stesso paese ha generato circa 7,2 miliardi di dollari nel 2024. Si può quindi affermare con certezza che il mercato delle droghe illecite non generi più della sua controparte legale e, se si considera l’economia complessiva della Colombia (il PIL nel 2022 era pari a 345,6 miliardi di dollari), sia ben lontano dall’essere un mercato dominante in tal senso.
Partendo da un’importante tesi del paradigma della modernità democratica di Öcalan, secondo cui «il capitalismo non è economia ma potere», che probabilmente rappresenta una misura più realistica dell’importanza del traffico di droga in un paese, possiamo chiederci: il traffico di droga in Colombia o in Messico, ad esempio, è più potente di quello delle industrie legali? Se consideriamo l’influenza esercitata dall’industria farmaceutica o da quella bellica nell’orientare il processo decisionale politico, la si potrebbe comunque paragonare all’influenza che il traffico di droga esercita sul processo decisionale politico in uno qualsiasi di questi Stati. Un aspetto ancora più importante del potere è l’influenza che l’industria della droga esercita sulla vita quotidiana della popolazione in generale, e questo è probabilmente il fattore più interessante.
Considerando che il traffico di droga è presente in ogni villaggio e in ogni quartiere di Bogotá, Città del Messico o Quito, e i rischi che ciò comporta per chi vi abita, bisogna ammettere che si tratta di un aspetto determinante per la vita in questi luoghi. Esiste il rischio reale di essere derubati da tossicodipendenti disperati, essere coinvolti nella violenza che si genera tra le bande, perseguitati da parte dei cartelli che prendono di mira le persone socialmente attive in queste zone, subire gli effetti della militarizzazione dei quartieri e delle aree rurali che ne deriva. In questo senso, l’industria farmaceutica non è così presente o potente come il mercato della droga, ma si potrebbe mettere invece a paragone con gli effetti dell’impatto dell’industria delle armi. D’altra parte, potremmo sottoporre a un analisi di questo tipo anche il danno che smartphone e dispositivi vari causano alle capacità cognitive di intere popolazioni. In definitiva è qualcosa difficile da misurare, che solleva la seguente domanda: se classifichiamo uno Stato in base al mercato che esercita più influenza e causa il danno maggiore alla società, quale industria scegliamo?
Analisi approfondita del narco-Stato
Vogliamo evitare di cadere nella trappola positivista quando valutiamo verità sociologiche quali l’importanza dell’impatto dell’industria della droga in un determinato paese. Come per qualsiasi altra analisi sociologica, dobbiamo adottare un approccio più olistico e cercare il significato dei fenomeni che stiamo esaminando per comprenderne il vero impatto sulla società. Uno dei contributi più importanti del paradigma della modernità democratica è proprio l’approccio scientifico che analizza in questo modo le questioni sociali.
Il narco-Stato è una nuova forma di Stato?
Nella serie in cinque volumi «Manifesto della civiltà democratica», Öcalan dedica grande impegno alla descrizione della storia e della tipologia dello Stato analizzandolo, ad esempio, attraverso la classe sociale che ricava il plusvalore: lo Stato schiavista, lo Stato feudale o lo Stato capitalista – oppure attraverso l’élite amministrativa: lo Stato sacerdotale o lo Stato-nazione (borghese) – ma anche criticando concetti come quello di “Stato fascista”, poiché ciò implicherebbe che alcuni Stati siano fascisti e altri no, mentre in realtà la tendenza profonda verso il fascismo risiede nel concetto stesso di Stato. O ancora criticando idee come quella di “Stato socialista”, poiché un organo antisociale come lo Stato non può mai essere socialista. Ha quindi senso la classificazione degli Stati come “narco-Stati”? Sono, ad esempio, così diversi dallo Stato-nazione? Questo termine nasconde o rivela qualcosa sugli Stati che vengono denominati in questo modo?
Ovviamente alcuni paesi o regioni subiscono maggiormente l’impatto del traffico di droga e della violenza e del caos che esso genera, in questo senso, è importante mettere in luce queste realtà per poter intraprendere misure volte a trovare delle soluzioni. Tuttavia, classificare certi Stati come più corrotti di altri ne avvantaggia alcuni e, nell’attuale contesto politico, il termine “narco-Stato” sembra servire più a questo scopo che a quello di liberare qualsiasi società dal terrore di uno Stato dominato dal narcotraffico. Inoltre, si crea l’idea che alcune organizzazioni capitalistiche, come le bande criminali, si concentrino esclusivamente su un determinato settore, in questo caso quello della droga – ma ciò nasconde la natura opportunistica del capitalismo, che tende a rivolgersi a qualsiasi settore serva ai propri scopi in quel determinato momento. Ad esempio, sembra che ora in Messico i cartelli stiano ricavando maggiori profitti dalla tratta di esseri umani che dalle droghe illecite, e alcuni dei segmenti più importanti delle loro imprese sono nel settore dell’avocado e in quello immobiliare. A caratterizzare un’organizzazione capitalista non è necessariamente il settore in cui è coinvolta in quel dato momento, ma piuttosto la ricerca del profitto e il livello di rischio che è disposta ad assumersi.
Lo Stato capitalista cerca inoltre di nascondere il fatto che la legge o la legittimità non siano mai state un presupposto per la sua esistenza. Nella competizione con altre entità e Stati capitalisti, chi riesce a barare di più avrà sempre un vantaggio: ecco perché operano costantemente ai margini delle loro stesse leggi. Etichettare quindi alcuni Stati come “criminali” può essere fuorviante. Anche le organizzazioni criminali operano sia nella sfera legale che in quella illegale come mezzo fondamentale per gestire i propri affari. Cosa potrebbero fare con tutti i milioni che ricavano dal mercato illegale se non potessero acquistare nulla sul mercato legale? Il capitale tende inoltre a disinvestire o a investire in nuovi mercati per continuare a crescere. E il fattore di rischio nel mercato illegale, così come il semplice fattore delle dimensioni necessarie per ottenere profitto in tale mercato, costituiscono tutti ostacoli alla libera crescita del capitale.
La mentalità competitiva e opportunistica e la ricerca del profitto sono le stesse sia per le organizzazioni criminali che per le imprese capitalistiche legali, e per lo Stato che ne funge da amministrazione.
La “guerra alla droga” consente l’intervento e il controllo
Alla base del concetto di “narco-Stato” c’è una forte componente volta a creare un nemico; è principalmente a questo che è servito l’avvio della “guerra alla droga” da parte di Richard Nixon negli anni ’70 per l’egemonia capitalista. Recentemente è stato formato lo «Scudo delle Americhe» in cui la maggior parte dei governi di destra americani, guidati dall’amministrazione Trump, ha costituito una nuova alleanza militare contro i cartelli. Ciò fa seguito ai bombardamenti contro piccole imbarcazioni al largo delle coste del Venezuela e all’accumulo di potenza militare navale a sostegno di tali operazioni, che si sono rivelati parte dei preparativi per il rapimento dell’allora presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. In quel contesto, la narrativa della «guerra alla droga» ha portato alla normalizzazione della presenza militare per rimuovere un leader politico avversario con il pretesto di operazioni contro i cartelli. Ciò è avvenuto poco dopo che Trump ha graziato Juan Orlando Hernández, l’ex presidente dell’Honduras, che era stato condannato e stava scontando una pena detentiva per complicità nell’importazione di 400 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Ciò mette in discussione le reali intenzioni del governo statunitense e dello «Scudo delle Americhe».
È piuttosto chiaro e oltre ogni dubbio che la guerra alla droga non sia riuscita a combattere il problema della droga: al contrario, la situazione è peggiorata nel corso degli anni. Tuttavia, nel tempo è stata uno strumento importante che ha permesso all’egemonia statunitense di intervenire militarmente in altri paesi del mondo.
Alcune guerre non vengono intraprese con l’obiettivo di vincerle effettivamente: a volte è più importante che la guerra continui per servire altri interessi. Ciò può significare bloccare i movimenti di un nemico, creare un senso di urgenza nella società per esercitare controllo e imporre cambiamenti, oppure promuovere l’industria degli armamenti. È anche un modo efficace per orientare ciò che accadrà in un paese o su un mercato, il che può rappresentare un vantaggio per un’entità capitalista, poiché prevedere ciò che accadrà può generare grandi profitti sul mercato speculativo.
La guerra alla droga apre diverse porte importanti agli interessi capitalisti in Abya Yala. Una di queste è la possibilità di una presenza militare con nuove basi militari statunitensi in paesi come l’Ecuador, con nuovi programmi politici che rafforzeranno la cooperazione militare in Colombia, e in Messico, dove è stato dimostrato che la DEA opera con o senza l’approvazione del governo messicano. In linea con queste azioni, gli Stati Uniti hanno designato due dei più grandi cartelli del Brasile come organizzazioni terroristiche legate al narcotraffico, il tutto in vista delle elezioni che si terranno nel Paese nell’ottobre 2026, in cui gli Stati Uniti vorranno assicurarsi che il loro candidato di destra, Flavio Bolsonaro, vinca e apra questo gigantesco Paese ai propri interessi.
Storicamente, è stato dimostrato che l’esercito statunitense è stato concretamente coinvolto nel trasporto di oppio (guerra del Vietnam7) e nella diffusione di sostanze nelle strade dei quartieri poveri, contravvenendo ai presunti obiettivi della “guerra alla droga”. Questa guerra è piuttosto servita a rafforzare la presenza delle forze narcotrafficanti e paramilitari nei ghetti e nelle aree rurali più povere8, il che ha portato all’assassinio di molti attivisti e leader sociali che cercavano di difendere le loro comunità dal problema della droga, fungendo sistematicamente da guerra a beneficio degli interessi del capitalismo.
Lo Stato-nazione è la controparte legittima del narco-Stato?
L’etichetta di “narco-Stato” è certamente servita come pretesto per la guerra o per creare la minaccia di un intervento militare contro stati come il Messico di Sheinbaum, la Colombia di Petro e il Venezuela di Maduro. Questa etichetta pone lo Stato accusatore, il più delle volte gli Stati Uniti, come uno Stato non-narco o come uno Stato che opera entro i limiti del diritto nazionale e internazionale. Anche se ciò fosse vero, cosa significa in realtà avere uno Stato che opera entro i confini di ciò che la legge prescrive? Non hanno forse tutti gli Stati-nazione un passato e un presente di rapine e saccheggi?
Per approfondire queste questioni, possiamo chiederci perché la maggior parte delle organizzazioni criminali cerchi effettivamente di espandersi sempre più nella sfera legale man mano che il proprio capitale e la propria influenza aumentano. A cosa serve tutto quel denaro se non possono utilizzarlo per acquistare beni nel mercato legale? Man mano che l’impresa cresce, cresce anche la necessità di investire il capitale in un mercato legale, poiché è lì che si trovano le opportunità di investimento a lungo termine e su larga scala, come il settore immobiliare e le azioni societarie. Ricoprire cariche comunali o persino incarichi governativi apre molte possibilità per qualsiasi organizzazione, non da ultimo per una criminale, non solo in termini economici, ma anche in termini di influenza politica ufficiale. Esistono esempi di sindaci palesemente legati ai cartelli in Messico e, come accennavamo, in Honduras l’influenza dei cartelli ha raggiunto persino la presidenza.
In relazione dialettica a ciò, le imprese e persino lo Stato operano ai margini di ciò che è legale. Il settore delle attività di lobbying muove ingenti somme di denaro, poiché può essere molto redditizio orientare il processo legislativo a proprio vantaggio; talvolta le aziende agiscono consapevolmente al di fuori della legge, considerando come parte del rischio d’impresa la sanzione che potrebbero dover pagare se venissero scoperte. Truffare e farla franca può rappresentare un grande vantaggio nel mercato capitalista. Anche decidere cosa sia legale e quando lo è può essere una grande opportunità d’affari: negli Stati Uniti degli anni ’20, il proibizionismo creò un nuovo mercato illegale enorme e redditizio. Avere il potere di decidere in merito agli ostacoli o a come rimuoverli in un determinato settore economico può significare grandi profitti.
La concorrenza interna tra le forze capitalistiche è costante, e i mezzi per vincere sono determinati solo dall’opportunità. Questo vale per le organizzazioni criminali, per le imprese legali e persino per gli Stati. Il fattore che determina se un’attività sia legale o meno è chi detiene il monopolio del potere in quell’area e, di conseguenza, ha la capacità di definire il quadro giuridico.
In sostanza, ogni organizzazione ha una propria serie di principi o leggi; persino le bande criminali hanno il proprio codice di condotta: «Nel dicembre 1908 a Fort Frances esisteva una società segreta italiana composta da 15 o 16 membri. Frank Tino era il capo, Frank Muro il secondo in comando. Fui costretto ad aderire alla società. La quota era di 35,00 dollari, ma ne pagai solo 10,00. Entrando a far parte della società, prestammo un solenne giuramento in cui ci impegnavamo a obbedire agli ordini del nostro capo; a rapinare, incendiare o uccidere secondo le sue indicazioni; a proteggerci a vicenda dalle mani della legge; disobbedire a questi ordini ci avrebbe portato alla morte o ad altre punizioni, secondo quanto deciso dalla società.” – così testimoniò un membro di una delle organizzazioni italiane di tipo mafioso negli Stati Uniti9, in merito alla formazione di quest’ultima. Ogni banda ha le proprie leggi. Questo è solo il germe dell’ordine giuridico di ciò che in seguito potrebbe diventare uno Stato egemonico. E, come abbiamo visto in questo esempio, queste leggi sono spesso utilizzate per imporre lealtà verso l’organizzazione, il che ci ricorda gli Epstein files e come questi abbiano dato vita a una rete segreta in cui venivano scambiati favori commerciali con la complicità in abusi sessuali diffusi ai danni di donne e bambini. Questa è la base operativa dello Stato.
Quindi, gli Stati di diritto sono nella posizione di condannare le bande criminali quando la loro storia e il loro funzionamento interno si basano su atti immorali – non in via eccezionale, ma come parte della loro stessa essenza? Il genocidio a Gaza è «legale», e le aziende che traggono profitto dal commercio di armi, così come le imprese edili che costruiranno attrazioni turistiche sulle rovine di Gaza, sono tutte legali. L’impatto del mercato della droga sulle società del mondo è maggiore o minore di quello del mercato del genocidio? Ha senso parlare di «narco-Stati» mentre non si parla di «Stati del genocidio»?
Un DNA statalista: organizzazioni di tipo mafioso e bande
Il termine «mafia» è conosciuto in tutto il mondo. Le organizzazioni descritte come «di tipo mafioso» sono quelle coinvolte nel traffico internazionale che esercitano potere a livello locale. Ma da dove hanno origine e qual è il loro rapporto con lo Stato?
Le organizzazioni di tipo mafioso non nascono necessariamente «dove lo Stato è più debole» – spesso, proprio dove le strutture statali sono più deboli, la società morale e politica ha più spazio per svilupparsi; si tratta piuttosto di forme già esistenti dello Stato, di natura feudale, sorte ancor prima che lo Stato-nazione si affermasse e rimaste capaci di mantenere il controllo territoriale ed economico anche dopo la sua istituzione.
Ne rintracciamo le origini nel IX secolo durante la disintegrazione dell’Impero carolingio, quando in Europa centrale e in Italia presero forma i rapporti di vassallaggio.
Questi rapporti tra il re e i signori locali, e tra i signori locali e i loro cavalieri, venivano formalizzati attraverso un giuramento di fedeltà pubblico e solenne. Ciò ristabiliva un sistema clientelare di protezione che era nato nell’antica Roma. Coloro che prestavano giuramento erano chiamati “vassus”, vassalli; coloro che lo ricevevano erano chiamati “senior”, signori. I vassalli costituivano la clientela del signore e avevano due funzioni principali: competere con i proprietari dei feudi vicini e, soprattutto, mantenere l’ordine all’interno del dominio del signore e riscuotere le tasse, opprimendo e dominando i contadini. Lo stile di vita dei cavalieri, con i quali il signore viveva e che lo accompagnavano in ogni occasione, era caratterizzato dalla violenza, dalla propensione al saccheggio e all’oppressione e dal desiderio di comandare. I soprannomi che alcune di queste figure si attribuivano rivelano chiaramente questa mentalità: ad esempio, Pelavicino («colui che taglia i capelli al vicino»), Guastavillani («colui che rovina i contadini»), Maltolti («colui che prende ingiustamente»).
Queste strutture di oppressione si sono radicate in modo particolarmente profondo nell’Italia meridionale, formando stati proto-feudali e riuscendo a sopravvivere a otto secoli di stati monarchici e all’affermarsi dello Stato-nazione nelle sue varie forme: monarchia costituzionale, regime fascista e repubblica democratica.
Ovviamente, nel corso degli anni si sono verificate delle trasformazioni e, se queste strutture sono riuscite a sopravvivere, è anche grazie a un rapporto dialettico con lo Stato.
Alcuni, come il re di Napoli del XIV secolo Ferdinando I, tentarono esplicitamente di contrastare i privilegi feudali. Tuttavia, Ferdinando I non riuscì a smantellare il potere schiacciante dei baroni, i quali, infatti, per due anni (1485–1486) complottarono per deporlo e restituire il trono agli Angioini in quella che è passata alla storia come la “Cospirazione dei Baroni”. Sebbene la congiura fosse stata sedata, in seguito a quell’episodio il potere feudale dei baroni si consolidò grazie a nuove concessioni reali volte a prevenire ulteriori complotti.
Queste strutture sono riuscite a sopravvivere anche perché, proprio come nel sistema feudale, spesso svolgono a livello locale le funzioni di uno Stato. Possono applicare le proprie leggi (non scritte) e si basano su una struttura patriarcale e gerarchica. Prevedono cerimonie di iniziazione per i nuovi membri e confini territoriali chiaramente definiti. Se lo Stato unitario e lo Stato-nazione non le hanno eliminate, è perché condividono lo stesso DNA.
A livello locale, queste organizzazioni offrono inoltre allo Stato qualcosa che esso stesso non possiede: la vicinanza alla società, agli angoli delle strade, ai villaggi. Ciò viene spesso utilizzato come una sorta di leva contro lo Stato, come una sorta di merce di scambio. “In Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, i clan calabresi — le “Società Onorate” — iniziarono ad arricchirsi grazie agli appalti per la ricostruzione e al mercato nero. L’afflusso di denaro pubblico nella regione accresceva il potere dei boss della ’ndrangheta: il controllo sulla forza lavoro, l’influenza nelle transazioni immobiliari, il controllo dei voti e il tradizionale timore che incutevano nella popolazione.”10 In altre parole, questa vicinanza alla società conferisce alle organizzazioni criminali un potere politico che esse possono offrire allo Stato, poiché quest’ultimo tende ad allontanarsi sempre più dalla società man mano che l’area che amministra si espande. Questo mette in luce il perché un’organizzazione criminale tende ad avvicinarsi allo Stato man mano che la sua influenza sulla società cresce e perché lo Stato abbia un forte interesse nella crescita di tali organizzazioni. Si deve inoltre smascherare il mito del capo “sociale” prendendo come esempio Pablo Escobar, il signore della droga di Medellín. Elargendo beni e denaro egli si è deliberatamente dipinto come amico dei poveri, cercando al contempo di nascondere il reale impatto della sua attività sulla distruzione di quella stessa società. Si tratta di un’immagine che molti cartelli coltivano sia per ottenere sostegno locale sia per aumentare la propria influenza nei confronti dello Stato e delle forze capitalistiche, poiché la società rappresenta una forza decisiva.
Non è forse questa la stessa relazione duplice che lo Stato intrattiene con la società? Pur offrendo protezione alla società sotto forma di “sicurezza nazionale”, esso è al tempo stesso la fonte e la causa dei pericoli che la società deve affrontare, quali la guerra, la disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza di genere. In cambio della fedeltà allo Stato-nazione, al cittadino viene offerta «protezione» in un sistema mondiale in cui lo stesso Stato-nazione è la causa dei pericoli di quel mondo. Sembra quasi che una banda criminale esiga il pizzo da un piccolo negoziante per proteggerlo dai «pericoli», mentre è proprio la banda stessa la causa di molti di quei pericoli.
La maggior parte dei cartelli moderni si è sviluppata in questo modo, evolvendosi in proto-Stati man mano che passavano dall’essere piccole bande a istituzioni sempre più formali e burocratiche. In questo senso, il confine tra una banda di narcotrafficanti e un narco-Stato è sfumato. È quindi impossibile distinguere queste forme dallo Stato, date le loro origini comuni e la loro struttura a matrioska.
Il concetto di “narco-Stato” ha senso?
La definizione di “narco-Stato” ha senso in quanto ci descrive un sistema statale che sta diventando sempre più aggressivo e fascista di fronte a una crisi che non sa come risolvere altrimenti. In tutto il mondo i quartieri diventano sempre più insicuri e impegnarsi come un attivista a favore degli interessi della società e contro quelli delle bande di narcotrafficanti sta diventando un rischio mortale. Il narco-Stato è, in un certo senso, uno Stato-nazione in una fase accelerata in cui si intensificano le sue caratteristiche distruttive.
Indubbiamente è anche un termine strumentalizzato, che gli Stati egemonici utilizzano per definirne altri cattivi, mentre si dipingono come fari della morale, esenti dal peccato, e si preparano alla guerra contro quegli stessi “narco-Stati”.
Forse la conseguenza più grave è il velo che questa classificazione getta sulle origini dello Stati-nazione, fondato sul saccheggio e sulla rapina. La cosa più pericolosa che il diavolo abbia fatto è convincere tutti che non esiste.
1Abdullah Öcalan – Sociologia della Libertà,2023, pag 147
2Ibid
3 Abdullah Öcalan – La civiltà Capitalista, 2021, pag 43
4Abdullah Öcalan – Sociologia della Libertà,2023, pag 110
5 Abdullah Öcalan – La civiltà Capitalista, 2021, pag 194
6Abdullah Öcalan – La civiltà Capitalista, 2021, pag 192
7 Alfred W. McCoy – La Politica dell’Eroina, 1973
8Rapporto della Commissione Kerry, 1989
9 Antonio Nicaso, Lee Lamothe – Angels, mobsters and narco-terrorists,
10Ibid
