Il periodo che stiamo attraversando è carico di momenti storici che segneranno il futuro della nostra specie e di tutte quelle che abitano il pianeta. Ci troviamo di fronte a un momento decisivo della lotta tra vita o morte, speranza o distruzione. Ciò comporta grandi sfide per i popoli e i movimenti del mondo che cercano alternative alla distruzione operata dal leviatano capitalista, che minaccia costantemente di mettere a rischio l’esistenza. Abdullah Öcalan, il leader del Movimento curdo per la libertà, ci dice che l’obiettivo principale dell’attacco del sistema è la società, che cerca di indebolire sistematicamente attraverso molteplici metodi e rompendo i legami comunitari, il rapporto con la natura e il ruolo delle donne nella vita. Nelle sue parole stiamo vivendo il societicidio: “Non solo viviamo nella società con più problemi nella storia, ma in una società che non offre più nulla ai suoi membri. Le società in cui viviamo non solo hanno perso il loro tessuto morale e politico, ma è la loro stessa esistenza ad essere minacciata; non sono semplicemente in difficoltà, sono in pericolo d’estinzione. Se i problemi continuano a crescere e ad approfondirsi, e nonostante tutto il potere della scienza stanno di-ventando un cancro sociale, allora il societicidio non è solo un’ipotesi teorica, ma un pericolo reale”.1
Nel prossimo articolo-intervista affronteremo un pilastro strategico dell’attacco che sta subendo la società mondiale. Parleremo del ruolo che le nuove tecnologie, le reti digitali e l’intelligenza artificiale hanno nella modernità capitalista. Riteniamo che sia un tema rilevante da approfondire. Nelle sue riflessioni, Abdullah Öcalan si preoccupa costantemente di questi temi, poiché oggi la scienza, utilizzata per il profitto dei monopoli, non adempie al suo dovere sociale, ma è in ostaggio e al servizio degli obiettivi del capitale e dello Stato: ” La rottura completa dei legami tra scienza, morale e politica spalancò la porta a guerre, conflitti, lotte e sfruttamento di ogni tipo. (…) Il ruolo assegnato alla scienza divenne allora quello di dedicarsi all’invenzione di strumenti bellici perfetti e in grado di assicurare la vittoria. Così è come si è giunti all’atomica. In una società governata dalle regole della società morale e politica, non dico le armi nucleari, nemmeno una pistola a tappo potrebbe essere inventata. E se anche venisse inventata, non la si potrebbe usare contro la società. Il collasso della morale è il principale fattore scatenante delle guerre. La rottura del legame tra scienza e morale è il fondamento dell’invenzione di qualsiasi strumento di distruzione.”.2
Con la riflessione che ci offre la professoressa Silvia Ribeiro nella seguente intervista, potremo addentrarci in discussioni di punta in cui dovremo analizzare le forze antisistemiche del mondo, poiché le sfide che si aprono devono portarci a costruire alternative, forme di resistenza e di protezione della socialità. Non dobbiamo dimenticare che per realizzare una vita libera, dobbiamo immaginare e creare alternative in tutti gli aspetti dell’esistenza. I dibattiti e le riflessioni sul virtuale sono oggi fondamentali, poiché, come commenta Abdullah Öcalan: “Il mondo virtuale è un altro importante strumento per esercitare l’egemonia mentale capitalista, guidato fondamentalmente dai suoi organi mediatici che, con la virtualizzazione della vita, hanno portato la mente analitica ai limiti più estremi. In questo modo la guerra, che è il fatto più orribile che possa esistere, potrebbe senza difficoltà distruggere l’etica essendo presentata virtualmente. Prima si diceva che fosse una vita falsa quella che non si sperimentava con il corpo e con la mente umana, ma è falsa anche la vita che chiamiamo virtuale. Non stiamo mettendo in discussione i progressi tecnologici che rendono possibile una vita virtuale, ma il loro utilizzo per aumentare il dominio e paralizzare la mente dell’individuo. La tecnologia fuori controllo è l’arma più pericolosa che esista ed è proprio la necessità del capitalismo di dirigere milioni di persone e il dominio della tecnica che porta alla vita virtuale. La vita non è più vissuta, è virtuale, cioè una sorta di morte e la simulazione è la sua massima concretizzazione. Imitare ogni atto, ogni opera, ogni relazione non forma una persona, ma la ottunde, e con l’imitazione di tutte le opere della civiltà non c’è sviluppo, ma egemonia della cultura dell’imitazione, quando è nella diversità che risiede l’essenza della vita, che non si basa mai sulla ripetizione, nemmeno la storia si ripete. L’imitazione è contraria al progresso. Tuttavia, ci troviamo di fronte a una vita virtuale basata sull’imitazione illimitata; tutti si imitano e si assomigliano come se fossero greggi di pecore”.3
Di seguito è riportata l’intervista completa che, come Accademia della Modernità Democratica, abbiamo realizzato alla professoressa Silvia Ribeiro, che da oltre 30 anni segue i temi relativi all’impatto delle nuove tecnologie, ma si occupa anche di questioni relative alla biodiversità, all’alimentazione e ai brevetti. Attualmente collabora con la Alianza Biodiversidad e la Alianza no manipulen la madre tierra, affrontando tematiche relative alla geoingegneria.
1. Una caratteristica del sistema di dominio è quella di formare monopoli di potere. Le grandi aziende tecnologiche, per lo più statunitensi, accumulano conoscenze scientifiche, snodi di comunicazione, dati estratti dalle persone che si affidano ai servizi di queste o che lavorano per loro. Man mano che questo avviene è sempre più chiaro come questo monopolio di potere si stia dispiegando nel campo delle nuove tecnologie. Come spiegheresti il rapporto tra le aziende tecnologiche e i monopoli di potere?
In questo momento ci troviamo di fronte ad aziende capitaliste che stanno cambiando il modello utilizzato negli ultimi cento anni. In precedenza, le aziende più grandi, in termini di fatturato e capitalizzazione di mercato, erano le compagnie petrolifere, accompagnate da quelle finanziarie e dalle case automobilistiche. C’erano anche alcune aziende farmaceutiche e agroalimentari. Negli ultimi 20 anni, l’azienda più grande al mondo in termini di fatturato è stata Walmart.
In questo momento si è sviluppata una nuova oligarchia tecnologica, in cui ci sono poche aziende enormi del settore che sono cresciute sia in termini di capitalizzazione di mercato che di fatturato. In termini di fatturato, oggi, Amazon è la seconda azienda più grande al mondo, Apple è la terza e Alphabet (società madre di Google e YouTube) è al 17° posto, Microsoft è al 26° e Meta al 66°. Questo è rilevante perché fino a pochi anni fa queste aziende non figuravano nemmeno tra le aziende con il fatturato più alto al mondo. Quello che ora possiamo vedere chiaramente è che Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia (produttore di chip, software e hardware di intelligenza artificiale) e Tesla sono le 7 aziende con la maggiore capitalizzazione di mercato, ovvero quelle con il maggior valore azionario al mondo. Sono tutte aziende tecnologiche e dispongono di una grande quantità di denaro per speculare finanziariamente.
Tutte queste aziende hanno attualmente più di un trilione di dollari, insieme hanno circa 17 trilioni di dollari, ovvero il 15% del PIL mondiale. Le più grandi aziende tecnologiche, i cosiddetti “titani tecnologici” (Amazon, Apple, Microsoft, Google e Meta), hanno origine negli Stati Uniti e ciascuna di esse ha un fatturato che supera quello della maggior parte dei paesi del mondo. I proprietari e i fondatori di queste aziende sono maschi. Delle dieci persone più ricche del mondo otto sono uomini delle aziende tecnologiche: Elon Musk (Tesla, X, SpaceX, tra le altre), Jeff Bezos (Amazon), Mark Zuckerberg (Meta), Bill Gates (Microsoft), Larry Ellison (Oracle Corporation), Steve Ballmer (Microsoft), Larry Page (Google) e Sergey Brin (Google). Ciò significa che, oltre ad essere le aziende con i maggiori ricavi al mondo, creano enormi ricchezze individuali.
Ora dobbiamo chiederci: come hanno fatto a raggiungere questo livello di ricchezza e potere? Su quali basi lo hanno sviluppato? E cosa fanno con questo potere? Ciò che queste aziende stanno facendo è consolidare questo accumulo di potere reale a livello globale, a partire dai cambiamenti del modello tecnologico adottato dal resto dell’industria mondiale. Oggi occupano una posizione chiave nell’industria grazie alla digitalizzazione e, grazie a questo, controllano le altre industrie senza bisogno di divenirne proprietarie.
Avendo ottenuto il processo di integrazione digitale delle industrie, hanno consolidato un monopolio di potere sotto molteplici aspetti. Detengono la maggior parte della produzione di dispositivi (computer, telefoni o simili), così come il controllo della maggior parte dei cavi sottomarini che collegano e comunicano attraverso Internet. Inoltre, utilizzano e traggono vantaggio dall’infrastruttura delle telecomunicazioni costruita con risorse pubbliche. Un punto chiave in tutto questo è che tre aziende (Amazon, Microsoft e Google) detengono il 66% dei cloud computing. Questo corrisponde alla creazione di un collo di bottiglia attraverso cui passa la maggior parte delle informazioni generate dall’uso del digitale, dalla datificazione delle industrie e dalle comunicazioni di ogni tipo (sanità, istruzione, uso comune della rete). I cloud computing funzionano sulla base dei data center, che accumulano migliaia di dati, ovvero migliaia di informazioni, e che sono in grado di gestirle, incrociarle con altre informazioni e poi venderle alle aziende che pagano per ottenerle.
Quindi, queste aziende fanno affari nella comunicazione, ma anche nell’accumulo di dati e nella vendita di servizi. Queste tre aziende, che possiedono più di due terzi dei cloud di dati a livello mondiale, ospitano le informazioni non solo delle aziende private, ma anche degli Stati e delle loro informazioni. Per quanto riguarda la connettività, Meta possiede il 70% dei cavi sottomarini. Ciò significa che è il maggiore proprietario di connessioni Internet al mondo a livello di superficie, sia sottomarina che terrestre. Se aggiungiamo Apple a questo quadro, insieme queste due aziende possiedono dal 70 all’80% delle piattaforme digitali, attraverso cui interagiscono le industrie. Quindi, i profitti straordinari – sui quali non pagano le tasse in quanto società transnazionali – derivano dal controllo di tutte queste fasi e dalla vendita delle informazioni.
A questo proposito, è necessario dire che, prima del 2023, è stato concordato per la prima volta a livello mondiale – anche se non c’è stato consenso globale – che le multinazionali e le aziende tecnologiche dovessero pagare almeno il 15% di tasse sui profitti, ma ciò non si è mai concretizzato. Quando gli Stati Uniti hanno cercato di aggiungere un ulteriore 3% alle imposte, questo è stato impedito; quindi, parliamo anche di società con una grande evasione fiscale nella maggior parte del mondo.
Quello che voglio dire, è che hanno il controllo grazie alla quantità di capitale che accumulano, ma anche grazie alla gestione delle informazioni e al controllo delle comunicazioni. Vale la pena sottolineare che tutte queste aziende che abbiamo menzionato in precedenza, ma soprattutto IBM, Microsoft, Amazon ed Starlink, che è l’azienda di satelliti di Elon Musk, stanno facendo enormi investimenti nella colonizzazione dell’orbita terrestre per mettere i propri satelliti privati, con cui avranno il controllo della maggior parte delle vie di comunicazione globali.
2. Nel nostro ambiente, osserviamo sempre più spesso come le relazioni sociali si configurino attraverso reti digitali che sono nelle mani di miliardari, o come le tecnologie sostituiscano addirittura le interazioni della vita reale. Tutti i tipi di attività che normalmente faremmo con amici o familiari vengono assorbite da queste nuove tecnologie, che imitano l’intelligenza e il comportamento umano. Mark Zuckerberg parla ora apertamente di normalizzare gli amici IA, presumibilmente per rispondere al crescente senso di solitudine nelle società, che queste stesse tecnologie hanno contribuito a creare. Come vedi questo attacco al tessuto sociale e alla socialità?
Credo sia una questione centrale, e credo che, oltre ad essere un attacco al tessuto sociale e alla socialità, sia fondamentale per diversi aspetti. Il primo è che ci viene detto che sostituire la comunicazione diretta, o l’interazione diretta tra persone, ha dei vantaggi. Gli strumenti di cui stiamo parlando rappresentano una forma di comunicazione digitale che può avere alcuni benefici, ma in generale, tutto ciò che riguarda questa tecnologia deve essere analizzato a fondo in un contesto complessivo, nei termini di cosa significa e del costo che comporta. Il costo di ciò è che tra le persone si produce una grande separazione. Il fatto che le relazioni siano mediate dalla tecnologia comporta una serie di effetti, principalmente derivanti dal marketing: ricevere costantemente diverse forme di pubblicità diretta o indiretta, oltre a una grande quantità di notizie false o distorte.
La mediazione tra esseri umani è una delle fonti principali del guadagno delle multinazionali tecnologiche. Ora possono capire chi siamo attraverso le nostre interazioni, perché le informazioni digitali che hanno su di noi sono molto varie e non corrispondono solo a quello che diciamo o scambiamo su Internet. Queste informazioni descrivono il mondo in cui ognuno è immerso, che strumento usiamo per comunicare, in quale parte del mondo siamo, cosa privilegiamo e cosa no, con chi parliamo e chi no. Tra le altre cose, consentono loro di creare reti utilizzate per una delle industrie più redditizie del momento chiamata “Hipernudging”. Un’industria che ha lo scopo di convincere le persone a fare determinate cose. Non si tratta più di convincere parlando, né con propaganda subliminale, ma di un bombardamento generale attraverso tutte le forme digitali che utilizziamo.
Ogni volta che parliamo, ogni ricerca, ogni acquisto, ogni like, tutto viene registrato e poi configurato in modo tale da restituirci propaganda diretta di cose da acquistare o cose da fare, ma anche modi per convincerci ad andare in determinati luoghi. Ad esempio, il gioco Pokemon Go, che richiedeva di uscire di casa e cercare i Pokemon per strada, è stato anche un esperimento per vedere se fosse possibile non solo convincere le persone ad acquistare cose da casa, ma anche convincerle a uscire e portarle in un determinato luogo.
Tutta questa industria esiste e si basa sul fatto che la maggior parte delle nostre comunicazioni sono mediate. Si tratta di un settore estremamente redditizio e questo tipo di meccanismi sono stati già utilizzati, come nel caso di Cambridge Analytica, l’esempio più noto di manipolazione usato per influenzare il risultato elettorale. Anche se è emerso come scandalo e l’azienda è stata chiusa, il servizio era già stato venduto a 33 paesi, 32 dei quali erano riusciti a influenzare il risultato delle elezioni. Uno di quelli che ha utilizzato questo sistema è stato Trump nella sua prima elezione presidenziale, utilizzando proprio un tipo di persuasione configurata specificamente per i tre stati che avrebbero determinato se sarebbe diventato presidente o meno. Ciò che è stato fatto è stato un bombardamento mediatico digitale, tramite l’invio di determinati messaggi a un certo target di persone attraverso bot o propaganda. Erano state individuate le insoddisfazioni di queste persone e le si bombardava con informazioni su uno o l’altro candidato, indipendentemente dal fatto che fossero vere. La verità non ha più importanza. Ciò che interessa è che la gente creda che stia accadendo ciò che vuole sentire.
Questo è il caso delle elezioni politiche governative. Ma questa industria manipola tutte le scelte che facciamo. L’industria dirà come fare in modo che le persone cambino il tipo di preferenze che hanno. È un’industria in pieno sviluppo, che si basa sulla voce, sulla scrittura e, cosa più preoccupante, sui dati biometrici. Infatti, oltre alle interazioni, l’uso di telecamere e di sistemi di riconoscimento, risponde a un’industria parallela che è quella della decodifica delle microespressioni. Un esempio: mentre si guarda lo schermo e viene mostrato un gatto o qualsiasi altra cosa, attraverso la telecamera si osservano le espressioni delle persone e queste diventano un’informazione estremamente importante per influenzare le scelte di tutto ciò che acquistiamo, facciamo e consumiamo. Tutta questa industria della decodifica dei segnali, dei micro-segnali o delle micro-espressioni, è detta industria della persuasione. Sono vere e proprie industrie che si sviluppano parallele a tutto ciò che ha a che fare con l’intermediazione digitale delle relazioni.
C’è un’altra cosa da aggiungere, che non so dire se sia ancora peggiore, ma è intimamente correlata, ovvero l’isolamento sociale che si produce. Per la generazione a cui appartengo, preoccupa molto vederlo nei giovani, nei cosiddetti nativi dell’era digitale, che, peraltro, considerano questa forma di comunicazione mediata come la comunicazione più sincera, anche molto più dell’interazione diretta.
Questo ha un impatto emotivo, ma anche un impatto cerebrale. Si sta osservando un’atrofia di alcune parti del cervello dovuta al fatto che la decodifica che avviene davanti a uno schermo è assolutamente diversa e minore rispetto alla decodifica che il cervello fa quando si è di fronte a una persona. Un esempio di ciò è la stanchezza che provocano le riunioni online. Questo avviene poiché sono spazi solo bidimensionali, mentre il nostro cervello è abituato a decodificare tutto almeno in tre dimensioni, oltre ad aggiungere la decodifica di altri segnali che si percepiscono solo di persona. Quindi, queste riunioni online sono così faticose perché il cervello fa un enorme sforzo per cercare di cogliere altri segnali, ma alla fine non riesce perché non sono riproducibili attraverso lo schermo, e quando si è sempre sui social network, sempre meno parti del cervello vengono utilizzate.
Il MediaLab del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha pubblicato uno studio nel giugno 2025 sulle persone che utilizzano ChatGPT e quelle che utilizzano i motori di ricerca tradizionali.
Hanno diviso le persone in tre gruppi: persone che dovevano scrivere un tema su un argomento a scelta utilizzando ChatGPT4, altre che lo hanno fatto con motori di ricerca tradizionali come Google o simili, e altre ancora che hanno scritto senza strumenti digitali, ma che potevano utilizzare qualsiasi altro strumento, come libri, telefonate e consultazioni.
A tutte le persone sono stati applicati degli elettrodi sulla testa durante la scrittura dei temi e successivamente sono state poste domande su ciò che avevano fatto. Le persone del primo gruppo avevano avuto un rendimento cerebrale molto inferiore. Le parti del cervello coinvolte erano minime rispetto al terzo gruppo, che utilizzava praticamente tutto il cervello. Quindi nel primo gruppo c’era un uso molto minore del cervello. Immaginiamo che il cervello sia un muscolo: è come se usassimo solo una mano e non il resto del corpo, questo porta all’atrofia di tutti i muscoli non utilizzati. Poi, quando le persone del gruppo uno hanno dovuto raccontare cosa avevano fatto, si è evidenziata una memoria molto più scarsa e una comprensione minore dell’argomento di cui avevano scritto; non ricordavano molti concetti e non avevano una comprensione piena del testo, allo stesso tempo avevano una minore connettività neuronale. Avevano anche prestazioni molto inferiori in termini di qualità linguistica, perché avevano un linguaggio molto più povero, e il linguaggio non è solo un problema di istruzione, ma anche di immaginazione. Ciò mostrava anche cambiamenti nel comportamento. Dunque, insieme al mezzo digitale arriva non solo lo sfruttamento dei dati che gli forniamo con conseguenti guadagni inimmaginabili, ma anche le grandi deficienze in termini di capacità proprie degli esseri umani.
Infine, vorrei dire che oltre l’uso che viene fatto dei nostri dati, al modo in cui le interazioni digitali ci influenzano e all’impatto che questo ha sulla nostra capacità di ragionare, c’è un punto estremamente importante: l’uso dei social media come principale mezzo di comunicazione ci espone a una quantità enorme di notizie false; dunque, molte delle cose che vediamo non sono nemmeno reali. In questo senso, ChatGPT inventa molte cose che non sono reali e spesso non fornisce nemmeno alcuna fonte riconosciuta. Ha addirittura la capacità di fornire citazioni e fonti che non sono mai esistite; infatti, si stima che un quarto delle citazioni siano inventate. Ci sono esempi in cui si chiede a ChatGPT se abbia inventato le fonti ricevendo una risposta affermativa. Quello che voglio dire è che iniziano a circolare anche molte informazioni molto confuse e c’è meno controllo, perché non è qualcosa che viene realmente discusso, ma è accettato dalla società come se fosse reale. Il risultato finale di tutto questo è che c’è una capacità cognitiva, di interazione e di analisi critica molto minore.
Non dobbiamo dimenticare, peraltro, che tutta l’intelligenza artificiale si basa sul passato, perché tutti gli algoritmi di cui si è nutrita sono cose che sono già accadute e che si basano sui media dominanti. Una delle critiche principali all’intelligenza artificiale è proprio che si basa sugli stessi pregiudizi misogini, sessisti e razzisti che esistono in tutte queste reti di informazione delle fonti commerciali, ovvero l’ecosistema digitale. Ad esempio, le informazioni di Wikipedia e Reddit sono scritte principalmente da uomini con un’enorme quantità di pregiudizi, poiché sono generalmente bianchi, di una certa età, eterosessuali e scrivono in inglese. La somma di tutti questi giudizi parziali implica che l’intelligenza artificiale non possa immaginare qualcosa di diverso, un mondo diverso. È di per sé conservatrice perché si basa sempre su ciò che esiste nella realtà di cui si nutre, che è principalmente il sistema dominante.
3. Nel contesto della Terza guerra mondiale, lo sviluppo delle nuove tecnologie in generale, e dell’IA in particolare, sta già svolgendo un ruolo centrale nella competizione per il potere e l’influenza nel nuovo ordine mondiale multipolare. Questo è vero non soltanto nel campo delle armi, ma in generale. Oggi gli Stati Uniti e la Cina competono per stare in testa a questa corsa. Quale ruolo svolgono le nuove tecnologie in questa competizione tra Stati-nazione capitalisti?
Se seguiamo quanto abbiamo detto finora sull’industria dell’IA e sul suo ruolo conservatore e manipolatore nell’intermediazione delle relazioni umane, e che oltre ad addentrarsi nelle relazioni interpersonali è diventata la principale fonte di affari a livello mondiale, ciò porta naturalmente a renderla uno dei principali spazi di competizione del capitalismo globale.
Finora abbiamo parlato principalmente delle multinazionali statunitensi, che sono quelle che conosco meglio, ma ovviamente ce ne sono anche altre come Alibaba, Tencent e altre multinazionali cinesi di grandi dimensioni. Senza dubbio c’è una disputa globale tra Cina e Stati Uniti per il controllo di tutto ciò di cui stiamo parlando e, in questo momento, si presume che la Cina abbia una superiorità in termini tecnologici. Questo è uno dei fattori di conflitto più grandi di questo periodo.
Nel caso della Cina, la differenza principale è che le aziende sono statali o parastatali, quindi hanno una logica leggermente diversa, orientata non tanto alla propaganda commerciale, quanto al controllo dei comportamenti con altri mezzi. Ma hanno anche superato la concorrenza, ad esempio rendendo più economiche le forme di produzione, così come nello sviluppo delle energie rinnovabili, una questione cruciale che tratteremo più avanti, poiché l’impatto ambientale di queste industrie è catastrofico.
Un aspetto della disputa geopolitica, tanto preoccupante quanto rilevante, è il ruolo che l’intelligenza artificiale sta giocando nei conflitti armati, insieme al controllo delle telecomunicazioni. Su questo è interessante osservare il ruolo che Starlink svolge e continuerà a svolgere in luoghi in cui ha uno sviluppo significativo. Ad esempio, nel conflitto israelo-palestinese ha favorito Israele intervenendo e manipolando l’accesso alle tecnologie di comunicazione dal lato di Gaza. Ma ha fatto lo stesso anche nel caso dell’Ucraina e della Russia, dove ha interrotto le comunicazioni in Ucraina per favorire la Russia.
Dobbiamo essere chiari sul fatto che, anche se a volte ci sono posizioni ideologiche chiare (come Elon Musk e le sue posizioni fasciste), ciò che alla fine prevale in tutto questo è la ricerca del profitto, perché questa è la base del capitalismo; quindi, il fatto di favorire la Russia è avvenuto perché l’azienda Starlink stava cercando di ottenere un contratto per poter sviluppare le sue attività in Russia, che è un mercato molto grande.
Altrettanto preoccupante in questa competizione è l’intervento di Amazon, Google, Microsoft, IBM, Alphabet, tra gli altri, nello sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale e sulla digitalizzazione. C’è un articolo di ricerca dell’Associated Press pubblicato nel febbraio di quest’anno, in cui si mostra come OpenAI (che ha creato ChatGPT) e Microsoft collaborino con l’esercito israeliano per utilizzare ChatGPT per i bombardamenti e la persecuzione in Palestina.
Programmi utilizzati per rendere più “efficaci” i bombardamenti vi erano già in precedenza, come il fatto che tutte le aziende tecnologiche da tempo collaborino in vari modi con l’esercito israeliano, ma oggi alcune aziende forniscono programmi di IA per i bombardamenti in cui è l’IA stessa a decidere dove bombardare in base ai criteri forniti dai militari su dove si troverebbe Hamas (tipo di edifici e popolazione). Lo stesso esercito israeliano spiega come questo abbia reso possibile aumentare di cinquanta volte la frequenza dei bombardamenti, peraltro con maggiore precisione. Adesso non c’è più nemmeno un intervento umano, è una macchina che indica e decide dove bombardare in maniera automatizzata, ovvero senza nemmeno bisogno di approvazione.
A questo scenario si aggiunge tutto il monitoraggio dei dati biometrici, la sorveglianza satellitare e, cosa fondamentale, l’hosting in cloud, che dimostra che Microsoft e Google avevano già contratti militari con l’esercito israeliano, perché altrimenti non avrebbero potuto utilizzare questo tipo di strumenti tecnologici direttamente in guerra. Tutto ciò che sto dicendo è riportato anche nel rapporto della relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese, che ha mostrato le aziende che hanno tratto profitto dalla guerra. Le aziende tecnologiche spiccano insieme a quelle di armamenti e costruzioni. Quindi non stiamo solo vivendo la concorrenza a livello di mercato economico, ma anche l’oppressione attraverso mezzi terribili e bellici, che hanno a che fare con l’uso dell’intelligenza artificiale e della tecnologia dei robot e dei droni progettati per la guerra.
4. Nel mondo della tecnologia stessa c’è una grande consapevolezza delle minacce che questi cambiamenti rappresentano per la nostra vita sociale, la nostra salute collettiva e la nostra sicurezza. Quindi, allo stesso tempo, si stanno sviluppando meccanismi di autodifesa e alternative popolari. Quali sono, secondo te, gli esempi che emergono dal mondo della tecnologia democratica o dalle comunità di hacker?
Sebbene l’impatto dei social media sull’umanità sia molto grande, penso che ci siano molte alternative. Il problema è che si basano sul fatto che noi le utilizziamo. Esiste un’alternativa relativamente recente chiamata Fediverso, che consiste in una serie di alternative ai motori di ricerca e alle piattaforme. Esistono infatti una serie di iniziative non commerciali, open source, che dispongono di diversi server decentralizzati, non conservano i dati degli utenti (o possono conservarli in altro modo) e cercano di operare su reti diverse. Esistono anche alternative di reti internet più locali, che servono per la comunicazione più vicina.
Sono reti un po’ più lente, ma questo è un altro mito da smontare; ovvero che abbiamo bisogno di una grande velocità e di una grande quantità di dati per poter comunicare, e questo non è vero. Tale velocità è necessaria soprattutto per i livelli di sfruttamento industriale, o ad esempio per i veicoli autonomi o i droni, che non vogliamo rimangano senza connessione perché potrebbero causare qualche tipo di incidente. Ma in realtà, per la comunicazione della società questi livelli di velocità non sono necessari. Tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia digitale si basa sulla velocità e sul valore della velocità, ma in realtà questo non è così importante; se ci sono delle interruzioni o se ci vuole un po’ più di tempo non succederà nulla di grave.
Ci sono altre alternative che non fanno parte del Fediverso (che ha reti che utilizzano un determinato protocollo di comunicazione in modo che possano essere intercambiabili tra le diverse piattaforme) e che funzionano.
Credo che uno degli aspetti chiave sia che non si tratta di creare un’unica rete o un’unica piattaforma, o un unico modo di comunicare, ma che ci sia proprio una diversità, forme di comunicazione intercambiabili e gestibili da diversi nodi, per i quali i codici con cui operano devono essere visibili e non chiusi, comprensibili, in modo da poterli conoscere e adattare.
Tutto questo è in fase di sviluppo. Forse l’esperienza di maggior successo in termini di numero di utenti è Mastodon, nato come alternativa a X. Ma ci sono molte altre reti, tutte esistenti e molto valide come forma di comunicazione. Il problema è uscire dalle reti globali, perché in generale ciò che accade è che da soli non riusciamo a sganciarci, siamo attualmente ancorati alle reti globali. Quindi, lo sforzo compiuto al di fuori di queste reti deve provenire dall’organizzazione collettiva, dove c’è una decisione individuale di partecipare, ma soprattutto c’è un’organizzazione collettiva che deve essere alimentata utilizzandole.
Credo che le comunità di hacker e coloro che pensano alla tecnologia in altri modi siano molto importanti. Ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che anche quelli delle grandi tecnologie all’inizio erano hacker. Quindi non basta solo creare piccole iniziative, ma si tratta soprattutto di mantenere un rapporto di tipo collettivo, di organizzarsi, affinché questo tipo di comunicazione non si trasformi in una fonte commerciale, ma implichi la partecipazione delle persone. Affinché sia un’opzione al servizio e sotto il controllo di chi le utilizza. Le alternative non potranno mai essere individuali, devono partire dall’organizzazione collettiva.
5. La narrazione dei grandi capitalisti ci dice che gli attuali sviluppi tecnologici e scientifici siano stati possibili grazie ai loro sforzi e alle loro capacità, separando tutti i progressi e gli sviluppi dalla conoscenza umana e dall’essere bene comune dell’umanità. In che modo la vita del pianeta può trarre beneficio dalla scienza e dalla tecnologia? È possibile e necessario costruire una scienza e una tecnologia dei popoli che lottano per un altro mondo?
Sì, certo che è possibile. Per questo, credo sia molto importante ripetere costantemente a noi stessi che la maggior parte delle tecnologie, comprese quelle digitali, sono state sviluppate nel settore pubblico e che il ruolo innovativo del settore privato è sempre stato estremamente limitato. Ad esempio, tutte le tecnologie digitali attuali si basano su Internet, che è stato sviluppato dall’esercito degli Stati Uniti, ovvero un’istituzione pubblica. Google si basa sulle forme sviluppate dalla Darpa, un’agenzia pubblica degli Stati Uniti, così come il GPS è stato sviluppato dalla marina statunitense, anch’essa pubblica. Lo sviluppo dei touch screen è stato reso possibile dai progressi della CIA e della Darpa. Queste istituzioni non ci piacciono, ma sono pubbliche.
In realtà è il settore pubblico che realizza gli sviluppi innovativi nella tecnologia e sono le aziende private che se ne appropriano, li privatizzano, li trasformano in profitto e si appropriano della conoscenza della società. Questa realtà si può vedere in molti altri campi, come l’industria farmaceutica, che ci fa credere di star inventando costantemente molti farmaci e per rendere necessario sovvenzionare la ricerca farmaceutica, ma ci sono molti documenti che dimostrano la non veridicità di ciò. Alla fine degli anni ’90, l’ufficio di valutazione tecnologica degli Stati Uniti ha condotto uno studio sull’innovazione farmaceutica, scoprendo come dei 1.300 nuovi prodotti presenti sul mercato, il 97% fossero copie di prodotti già esistenti a cui era stata apportata una piccola modifica per prolungarne la durata del brevetto, poiché i brevetti hanno una validità di 20 anni. Quindi prendevano un farmaco già esistente, aggiungevano qualche nuova variante e lo brevettavano nuovamente per altri 20 anni.
Il restante 3% dei prodotti, che non proveniva da aziende private ma pubbliche, era l’unico che poteva essere considerato davvero innovativo. In ultimo, c’è da notare che la maggior parte delle cose che le aziende private avevano approvato come innovative doveva essere scartata perché non realmente efficace. Questo è un esempio concreto dell’industria farmaceutica. Dopo la pubblicazione di questo rapporto, è stata decisa la chiusura dell’Ufficio di valutazione tecnologica degli Stati Uniti (Office of Technology Assessment, OTA), che aveva reso pubbliche queste informazioni.
Ciò dimostra che il settore privato non vuole che quanto avviene sia conosciuto, ma è una realtà che si ripete in tutti i settori industriali. Quindi, gli sviluppi chiave della tecnologia sono il risultato di uno sforzo pubblico, non privato. Un altro esempio di ciò è l’industria biotecnologica, dove oltre il 50% delle cosiddette innovazioni tecnologiche sono realizzate nelle università pubbliche. Si suppone che vengano stipulati contratti in base ai quali le università pubbliche imparano dalle industrie, ma in realtà è il contrario, perché vengono utilizzate le risorse, le menti, la formazione delle persone e poi l’industria privata brevetta e privatizza i progressi raggiunti.
In realtà, ciò che avviene è una privatizzazione della conoscenza della società nel campo della scienza e della tecnologia. Dobbiamo anche chiederci: perché il settore pubblico ha una capacità innovativa maggiore nel campo della scienza e della tecnologia? Perché, nonostante tutto, non persegue un risultato iperspecifico, ma sta studiando una tecnologia [per la società NdT] o si sta interrogando su qualcosa che teoricamente non è finalizzato al profitto individuale, quindi la ricerca non è altrettanto chiusa. Inoltre, si tratta di ricerche basate sulla collaborazione collettiva.
Questo è un aspetto paradossale della questione dell’“open source” che ho riscontrato soprattutto nell’ambito delle sequenze digitali dei semi. Dico che è paradossale perché la conoscenza dei semi è sempre stata uno sviluppo collettivo dell’umanità, ma allo stesso tempo, con le nuove tecnologie di sequenziamento, una quantità così grande e complessa di informazioni viene inserita in sequenze digitali su Internet che servono per studi, prospettive, interpretazioni e ricerche immense; il paradosso sta nel fatto che, quando si trovano usi specifici per tutta questa conoscenza, viene brevettata e privatizzata. Quindi, viene inizialmente messa in uno spazio aperto, ma allo stesso tempo, all’interno del sistema in cui ci troviamo, viene nuovamente privatizzata.
Quando mi chiedono se possiamo vivere con la scienza e la tecnologia che non seguono la logica del sistema posso rispondere serenamente di sì. Lo abbiamo già fatto nel corso della nostra storia. Ci sono esempi belli e importanti. Il principale, direi, lo vediamo nel contesto del sostentamento delle comunità: il sostentamento nell’alimentazione, nel riparo, nella gestione delle risorse, nella gestione dell’acqua. Tutte le capacità sviluppate in questi ambiti sono molto efficaci e davvero importanti. Ad esempio, nel caso dell’alimentazione, ciò che l’industria ha brevettato sono circa centomila varietà di semi di vario tipo, per lo più ornamentali (fiori e piante), mentre, si calcola che le comunità producano due milioni di varietà di semi all’anno. Questo avviene senza sosta. Si lavora continuamente in modo diverso [da come operano le grandi aziende NdT]. Questa è la base dell’alimentazione mondiale, ovvero una diversità che continua ad esistere e che si basa sul dialogo e sui molteplici modi in cui le comunità rurali, ma anche urbane, sperimentano e sviluppano continuamente varietà di semi.
Lo stesso vale per la gestione dell’acqua. Esistono sistemi di gestione dell’acqua straordinariamente sofisticati nelle comunità rurali di tutto il mondo, in cui si sa come occuparsi delle risorse idriche affinché continuino ad esistere e si riesca a condividerle tra le comunità. Stiamo parlando di conoscenze altamente sofisticate che non sono riconosciute come tecnologia, ma lo sono. Lo stesso vale per l’energia, l’edilizia, le malattie, la gestione della salute, le erbe medicinali, ecc. Voglio dire che tutto ciò che ha a che fare con il sostentamento delle comunità, in modo decentralizzato e diversificato, è molto più grande di quanto potrà mai essere contenuto nella tecnologia industriale e brevettata.
Dobbiamo riconoscere che non si tratta solo di inventare qualcosa di nuovo o fare uno sforzo enorme per ricostruire il mondo dal nulla, ma che esiste già una grande base materiale che ha a che fare con il sostentamento delle comunità nella loro storia; quindi, comprendere che esiste già una gestione e un’organizzazione della vita dell’umanità al di fuori del sistema.
6. Quali sono i costi ambientali dello sviluppo della scienza e delle tecnologie capitalistiche?
Sebbene sia un argomento che avrebbe bisogno di in un altro articolo per essere approfondito, posso dire, in generale, che la cosa più importante da capire è che quando parliamo di digitale e di intelligenza artificiale, stiamo parlando di un’industria straordinariamente pesante che si basa su un’enorme infrastruttura. C’è un autore di nome Benjamin Bratton che sostiene che l’attuale infrastruttura di Internet sia la più grande infrastruttura industriale internazionale accidentale, perché non c’è mai stata una riunione dei governi per pianificare e definire la costruzione di questa infrastruttura globale, ma è stata costruita a pezzi e, sebbene gran parte di essa sia pubblica, si sta privatizzando.
Bisogna capire che i cavi, i centri dati, i satelliti, le torri di comunicazione, i dispositivi, e tutto il resto, si basano su enormi quantità di risorse materiali che hanno a che fare con l’estrazione mineraria in generale e di alcuni prodotti in particolare, come il cobalto, la grafite, il litio, il coltan e tutto ciò che è stato definito “terre rare”. D’altra parte, questa industria richiede un’enorme quantità di energia (combustibili fossili) e acqua. Attualmente si calcola che solo i centri dati, che sono la parte fisica del cloud, ovvero quei centri che possono arrivare ad avere decine di migliaia di computer collegati tra loro, richiedano volumi impressionanti di acqua per mantenere la temperatura regolare, poiché le macchine producono grandi quantità di calore. Le industrie utilizzano acqua pura e potabile per mantenere le loro tubature, creando così scenari di disputa per l’acqua con le comunità che vivono vicino a questi centri industriali.
Lo stesso accade in tutti i luoghi che subiscono l’impatto dell’attività mineraria, come la Repubblica Democratica del Congo con il cobalto o il Ruanda con il coltan, dove si è verificato un vero e proprio massacro e uno sfruttamento senza limiti per ottenere queste particolari risorse. Inoltre, dobbiamo considerare che questa industria emette una grande quantità di gas serra dovuta all’altrettanto grande quantità di energia che circola; ad esempio, attualmente, a livello globale, i centri dati emettono più del 3% dei gas, il che è paragonabile a tutti i viaggi aerei mondiali.
Per avere un altro termine di paragone, l’intera America Latina emette complessivamente tra il 5 e l’8% dei gas serra a livello mondiale.
Infine, questo settore produce un’enorme quantità di rifiuti tossici. In parte a causa dell’obsolescenza programmata dei dispositivi, ma anche a causa dei prodotti utilizzati per fabbricare semiconduttori e chip, che contengono così tante sostanze chimiche che non si sa nemmeno quali siano, ma che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite dello scorso anno, stanno causando diverse malattie alle donne e ai neonati dei paesi che importano rifiuti elettronici. Questi rifiuti sono così pericolosi, tossici e inquinanti che le industrie hanno deciso di esportarli nei paesi poveri, dove esistono quindi enormi discariche di rifiuti tossici, e da cui donne e bambini estraggono cavi e telefoni. Un rapporto delle Nazioni Unite espone i numeri inerenti ad aborti spontanei, malformazioni neonatali e malattie di vario tipo derivanti dai rifiuti tossici. Pertanto, non si tratta solo di manipolare le relazioni sociali o di avere il controllo delle industrie, ma anche di lasciare un’enorme impronta climatica, ambientale e sanitaria.
7. Al di fuori del mondo della tecnologia, qual è, secondo te, il modo migliore per proteggere la socialità e, in ultima analisi, la nostra umanità, dato che le tecnologie monopolizzate cercano di penetrare in tutti gli aspetti della società?
In questo momento nel mondo stanno accadendo cose terribili e ci troviamo davvero di fronte a sfide molto grandi, come del resto già in passato. Ma quando guardiamo a come si sono verificati i grandi cambiamenti rivoluzionari, quasi sempre sono stati il risultato dell’organizzazione di comunità che sembravano marginali. Credo che lì stia la chiave attualmente, perché queste esperienze sono riuscite a mantenere livelli di comunicazione, organizzazione e riconoscimento reciproco.
Al contrario di ciò che ci vogliono far credere: che hai molti più amici se in un social network hai cinquemila amici, in realtà ne hai molti meno perché non li conosci. Nei social network posso essere un avatar, posso mentire, posso inventare qualsiasi cosa, ma questo non significa avere amici, mentre in una comunità umana c’è una conoscenza reale delle persone e uno specchio su chi è ciascuno. Lì può esserci un vero riconoscimento degli altri, vedersi negli occhi degli altri.
Ma questo non riguarda solo il livello individuale, bensì tutte le diverse forme di organizzazione che hanno portato avanti cambiamenti importanti, civilizzatori e su larga scala; ha a che fare con la capacità di organizzazione di queste comunità. Penso la chiave stia nell’organizzazione collettiva, nell’organizzazione comunitaria e nella pratica dell’autogestione, sia delle decisioni in generale che nella scelta delle cose di cui abbiamo bisogno per vivere. Questo non deve basarsi solo sulla resistenza, ma sulla creazione, la costruzione e la prefigurazione di altre forme di vita. Credo che in questo momento, parlare di persona in una comunità in cui puoi davvero esercitare tutte le tue qualità, non solo di parola o di conoscenza, ma anche di empatia e gesti, sia importante. Usare tutto il tuo cervello e tutte le tue funzioni quando sei con qualcuno o con molti altri in uno spazio collettivo, oltre a costruirci in modo diverso, preservare le funzioni cerebrali e migliorare la salute, è sempre più rivoluzionario, perché ci permette di liberarci da quelle forme di controllo di cui parlavamo prima.
Certo, questo richiede un lavoro, e proprio quando parliamo di quale sia la scienza e la tecnologia di cui abbiamo bisogno penso che, un mito da sfatare, sia che tutto debba essere uguale, che esisterà un’unica grande organizzazione che ci dirà tutto e ci salverà.
Questo sarebbe molto simile a ciò che già accade nel capitalismo, ovvero la centralizzazione, che per svariati motivi (per convinzione, per le armi, per suggestione, dipendenza, ecc), ci mette a disposizione di chi detiene il potere. Possiamo smantellare tutto questo con forme più decentralizzate, anche se avremo bisogno di forme di comunicazione internazionali, che possiamo sviluppare; ma credo che, per una costruzione a lungo termine, dovremo basarci su un’organizzazione collettiva e più comunitaria, dove possiamo davvero conoscerci e riconoscerci.
Senza dubbio, i dibattiti e le riflessioni su questi temi devono continuare a farsi strada nelle discussioni delle forze antisistemiche del mondo. Dall’Accademia della Modernità Democratica speriamo di poter approfondire questi temi in una prossima pubblicazione. È necessario e urgente, poiché abbiamo davanti a noi il compito di costruire alternative come popoli per una vita libera, dove possiamo approfondire la scienza e la tecnologia della modernità democratica dei popoli del mondo. Una scienza al di fuori della modernità capitalista è possibile, e come dice Abdullah Öcalan: “Finché non romperemo con il punto di vista del paradigma dello Stato-nazione, che stiamo cercando di definire in modo schematico, non potremo ritrovare la scienza. Tutto indica, quindi, che un ambiente democratico offre le condizioni più adeguate per la necessaria rivoluzione scientifica (…) La visione della civiltà democratica è una formidabile opportunità per la creazione della scienza, una nuova scienza che, soprattutto per quanto riguarda la situazione di crisi e caos, può raggiungere i suoi obiettivi solo quando il paradigma della società democratica sarà dominante”. 5
Se non rinunciamo alla prospettiva nazional-statalista di questo paradigma, che abbiamo cercato di abbozzare a grandi linee, non potremo esercitare alcuna scienza e non avremo di conseguenza alcuna possibilità di decisioni e comportamenti corretti. Tutto sta ad indicare che un’atmosfera democratica offre le condizioni più favorevoli per rivoluzioni scientifiche. La visione della civiltà democratica offre una straordinaria opportunità relativamente alla produzione di scienza. La necessità di una nuova scienza, soprattutto in tempi di crisi e di caos, potrà essere soddisfatta solo se andrà avanti il paradigma della società democratica.
1(Öcalan. 2025, Sociologia della libertà. pp.144).
2(Öcalan, Abdullah. 2025, Sociologia della libertà. pp.488)
3(Öcalan. 2017, Civiltà Capitalista. pp.66-67)
4 Intesa come quella che viene chiamata intelligenza artificiale generativa, che si differenzia da quella convenzionale per la sua capacità di “inventare” nuovi elementi a partire dai dati di cui dispone: suoni, testi, immagini e musica. La differenza rispetto alla ricerca tradizionale, che pur utilizzando Internet attraverso i suoi motori di ricerca, forniva una serie di linee guida per comporre o creare.
5(Öcalan. 2017, Civiltà capitalista. pp.295-296)
