Palestina e Kurdistan tra guerra e rivoluzione

Il genocidio è la strategia della modernità capitalista per ridisegnare i rapporti di forza in Medio Oriente, e da lì riaffermare gli interessi delle potenze egemoniche sul mondo. Le questioni curda e palestinese hanno origine comune nella spartizione dell’Impero Ottomano da parte degli Stati europei dopo la Prima guerra mondiale. Eppure oggi le retoriche populiste cercano di convincerci che questi due popoli si trovino da parti opposte della Storia. Se da un lato Israele utilizza la questione curda per attaccare la Turchia, dall’altro la Turchia si erge a paladina del popolo palestinese nella sua retorica anti-israeliana. Ma dietro alle reciproche accuse, le relazioni militari e commerciali tra Turchia e Israele si sono protratte fino alla caduta del regime di Assad in Siria, nel dicembre 2024. Per noi è necessario tenere insieme la solidarietà alla lotta di entrambi i popoli, e comprendere le loro aspettative e proposte di soluzione dal basso può darci una solida base per la solidarietà. Oggi ci troviamo di fronte a una pericolosissima fase in cui tutti i popoli del Medio Oriente devono sviluppare strategie autonome per sopravvivere alla nuova spartizione guidata dagli USA. Anche in Italia tuonano sempre più forte coloro che ci vorrebbero portare alla guerra, ancora prima di averci detto contro chi dovremmo combattere.
Le lotte palestinese e curda ispirano da sempre milioni di persone, e rappresentano un simbolo di speranza e di riscatto per l’Italia e per tutto il mondo. Nella consapevolezza che la crisi mediorientale è epicentro di una più generale crisi globale, e che le guerre e i massacri che lì avvengono sono preludio di altri genocidi in tutto il resto del mondo, discuteremo con Zilan Diyar (Women Weaving Future, Movimento delle donne curde in Europa, TJK-E) e Sharif Hamad (militante palestinese da Gaza), delle possibilità di fuoriuscita democratica dalla crisi imposta dalle forze del capitale, a partire da un inquadramento delle condizioni storiche che hanno portato all’attuale fase di genocidio.